Vengono da lontano le radici della CISL.
La Confederazione Italiana Sindacato Lavoratori nasce nel 1950 mettendo insieme l'impegno dei cattolici nel mondo del lavoro,
sull'esempio dei sindacati professionali inglesi e statunitensi.
Da subito la CISL è riuscita a tutelare e dare dignità anche ai lavoratori dell'agricoltura
(compresi i coltivatori diretti), ha saputo organizzare sindacalmente i lavoratori pubblici
guidandoli verso la modernizzazione e la possibilità di contrattare su più ampia scala senza
cadere nel corporativismo; nell'industria ha saputo portare una propria voce originale
proponendo per prima la contrattazione nelle singole aziende, la riduzione dell'orario
per creare occupazione e la solidarietà nelle ristrutturazioni.
Negli anni Settanta e Ottanta la CISL è stata in prima linea nelle battaglie su fronti
molto diversi. Dal contrasto al terrorismo all'inflazione, dalle lotte per le riforme
a quelle per il lavoro e per la democrazia sindacale.
Negli Anni Novanta ha portato avanti la necessità di politiche di concertazione tra sindacati,
imprenditori e forze di governo, sia a livello nazionale che nelle comunità locali.
Questa scelta ha contribuito a portare l'Italia in Europa.
Al nome e alla filosofia della CISL si rifà la più grande confederazione di sindacati al mondo :
la ICFTU (CISL Internazionale) con 124 milioni di soci.
Un lavoratore, da solo, difficilmente riesce ad ottenere miglioramenti
salariali e normativi. Per questo, fin dal secolo scorso, i lavoratori hanno cominciato
ad unirsi, organizzandosi in sindacati, per cercare di migliorare le proprie condizioni
lavorative e più in generale le proprie condizioni di vita. Negli ultimi decenni, grazie
alla crescita e al successo raggiunti, le organizzazioni sindacali hanno allargato le loro
funzioni affrontando anche questioni generali come la politica economica, il fisco e la
politica sociale.
La nascita dei sindacati dei lavoratori ha spinto anche il padronato a dotarsi di proprie
organizzazioni sindacali.
La presenza sia di organizzazioni che tutelano gli interessi dei lavoratori sia di
organizzazioni padronali ha fatto sì che si sviluppasse un confronto, denominato
contrattazione collettiva, con lo scopo di arrivare ad un accordo, il contratto di lavoro,
in grado di definire regole e procedure da osservare in un rapporto di lavoro. Una volta
firmato, l’accordo diventa impegnativo per le organizzazioni che l’hanno sottoscritto e per
tutti i loro aderenti, spesso assume anche valore erga omnes, cioè valido per tutti.
Il contratto di lavoro è lo strumento che regola i rapporti tra lavoratori dipendenti e datori
di lavoro.
Nel luglio del 1993 è stato firmato un accordo che riforma le regole della contrattazione
sindacale, stabilendo un livello nazionale di trattativa con il governo e le organizzazioni
padronali, detta concertazione, e due livelli di contrattazione di categoria, quello nazionale
(primo livello) e, a scelta, aziendale o territoriale (secondo livello).
Le materie oggetto di contrattazione a livello aziendale o territoriale vengono definite
a livello nazionale dai contratti collettivi nazionali di lavoro (ccnl).
La velocità e la profondità dei processi di cambiamento sono caratteristiche dell’ attuale contesto socio-economico. L’ internazionalizzazione dei mercati e della società, sempre più pervasiva, accentua tale velocità. I cambiamenti, misurabili una volta, nell’ arco dei secoli, sono, progressivamente, divenuti riferibili ai decenni.
Oggi anche lo stesso decennio non è più un’ unità temporale utile a caratterizzare una data fase, perché nell’ arco di dieci anni si possono già produrre cambiamenti che, un tempo, si definivano “epocali”.
Ecco perché un modello contrattuale istituito “solo” 15 anni fa con l’ accordo del 23 luglio 1993 è diventato già “vecchio”. Il 15 aprile 2009 è stata siglata da Cisl Uil Confindustria l’attuazione dell’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali sottoscritto il 22 gennaio 2009 tra Governo e Cisl, Uil e Ugl, Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confesercenti per la riforma del modello contrattuale.
In questo nuovo accordo le parti confermano che obiettivo dell'intesa è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l'aumento della produttività anche attraverso il rafforzamento dell'indicazione condivisa da Governo, organizzazioni di rappresentanza delle imprese ed organizzazioni sindacali dei lavoratori con l'accordo quadro del 22 gennaio 2009, cui viene data completa attuazione con la presente intesa, per una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese nell'ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica.
Le parti convengono sulla necessità di realizzare un sistema di relazioni industriali che persegua condizioni di competitività e di produttività tali da consentire il rafforzamento del sistema produttivo, lo sviluppo dei fattori per l'occupabilità ed il miglioramento delle retribuzioni reali di tutti i lavoratori.
Le parti, nel confermare un modello di assetti contrattuali su due livelli, esprimono l'essenziale esigenza di avere un sistema di relazioni sindacali e contrattuali regolato e quindi in grado di dare certezze riguardo ai soggetti, ai tempi ed ai contenuti della contrattazione collettiva attraverso l'attuazione ed il rispetto delle regole.
Pertanto con il predetto accordo gli assetti della contrattazione collettiva vengono così articolati:
1.1. In coerenza con gli obiettivi individuati in Premessa le parti confermano un mo-dello di assetti contrattuali che prevede:
- un contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria con vigenza triennale sia per la parte normativa che per la parte economica
- un secondo livello di contrattazione aziendale o alternativamente territoriale, laddove previsto, secondo l'attuale prassi, nell'ambito di specifici settori, con vigenza triennale.
2. Il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria
2.1. Il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria ha le seguenti caratteristiche:
- durata triennale tanto per la parte economica che normativa
- la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi co-muni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale.
2.2. Per la dinamica degli effetti economici dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria, le parti hanno individuato l'indicatore della crescita dei prezzi al consumo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - in un nuovo in-dice previsionale costruito sulla base dell'IPCA (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
L'indice previsionale sarà elaborato da un soggetto terzo di riconosciuta autorevolezza ed affidabilità sulla base di una specifica lettera di incarico